Lo Spettacolo
Con la sua cornice di quiz televisivo anni ’90, lo spettacolo è un chiaro omaggio alla liturgia catodica di Mike Bongiorno, ma l’illusione del gioco si spezza rapidamente per lasciare spazio a un viaggio visionario nelle pieghe più oscure e affascinanti della mente dove la vittoria sarà una profonda riflessione sul senso della vita.
Sette buste custodiscono altrettanti enigmi, sette psicosi da esplorare e comprendere. A sorte vengono scelti sette spettatori/concorrenti: il gioco comincia, ma il confine tra palco e platea si dissolve. Il pubblico intero viene traghettato in sette quadri scenici, sette colori dell’anima, sette sintomi del nostro tempo: schizofrenia, disturbi alimentari, disturbo borderline di personalità, depressione, sindrome del controllo, ossessione per l’apparire, narcisismo patologico.
La scena è abitata da una sola attrice – Martina Palmitessa (Me contro te -Viperiana, Il quaderno nero dell’amore) – che si fa corpo multiplo, interprete delle sette figure frammentate. La sua metamorfosi dà vita a un racconto emotivo e pulsante dove dramma e ironia sono sapientemente mescolati.
Lo spettacolo, grazie al suo delicato aspetto immersivo, alla profondità psicologica della scrittura e alle musiche emozionali di Gabriele Policardo è una vera e propria esperienza trasformativa che conduce gli spettatori fino alla vittoria del game, dove la diagnosi lascia spazio all’empatia poiché “gli enigmi” (esistenziali) non trovano una sola risposta. L’autrice, ribaltando il punto di vista, si spinge a mostrare le psicosi non come patologie vere e proprie, ma come “tratti” alternativi della personalità.



























