Doppio stupro – L’odore della giustizia è uno spettacolo pensato per un pubblico liceale, ma non per questo si piega al buonismo o alla semplificazione. All’interno di un’ala del tribunale si consuma il giorno della sentenza di un processo ambiguo che ha come protagonisti Silvana Ravalli e Antonio Parolo, due giovani provenienti da un piccolo paese dove le voci corrono più veloci dei fatti. Lei è una ragazza appariscente e libera, lui un ragazzo come tanti. Lei denuncia uno stupro, lui sostiene che lei fosse consenziente. Il consenso, però, è sfumato, difficile da definire, e la giustizia è chiamata a decidere. La narrazione si muove su due livelli: quello processuale, dove due avvocati e due imputati si sfidano in aula, e quello umano, intimo, dove toghe e maschere cadono e restano i corpi, le esitazioni, i conflitti interiori.

La regia è essenziale, calibrata, capace di evocare – attraverso un uso sapiente della musica – un’atmosfera quasi cinematografica. Tra le pieghe del racconto si insinua il sapore di un poliziesco anni ’80, dal fascino rétro, che amplifica il contrasto con la tematica feroce e attuale. La figura del giudice, interpretata da Luigi Di Majo, è un brillante incontro, a tratti grottesco, tra lentezza senile e lucida crudeltà. La sua sentenza spiazza il pubblico e lascia un senso di inquietudine dall’ acre odore. A impreziosire la scena, la musica dal vivo del musicista e attore Daniele Gatti, che per lo spettacolo ha composto un brano originale.