Lo Spettacolo
Il mondo si fonda sull’equilibrio degli opposti. Ed è proprio da questo principio che nasce la riflessione su certi sistemi familiari, in cui una figura maschile di potere, carisma e forza non può esistere senza il suo contraltare: un emarginato. Un figlio dimenticato, spesso considerato diverso, problematico, tanto da finire inevitabilmente chiuso in un manicomio.
In un misterioso stanzone anonimo, sei giovani protagonisti si incontrano in un esperimento dai connotati inquietanti che li vede combattere per affermare la propria identità distrutta dalla storia. Scopriremo che tutti e sei sono realmente esistiti e sono figli di famiglie illustri, schiacciati psicologicamente da esigenze di potere politico o culturale: Rosemary Kennedy, Lucia Joyce, Benito Albino Mussolini, Aldo Togliatti, Giorgio Agnelli, Eduard Einstein. Il destino comune rivela una dinamica ben più profonda e universale: laddove il potere si manifesta, sorge l’esclusione.
L’ idea di regia e dell’adattamento prendono le distanze dal testo originale (pubblicato nella raccolta “Buffonate senza corte”, dalla casa Editrice Zona Contemporanea), partendo dallo spunto di un noto esperimento scientifico: la “Strange Situation Procedure” della celebre psicologa Mary Ainsworth, che valuta il sistema d’ attaccamento dei bambini attraverso stimolazioni e osservazioni esterne. Durante lo spettacolo, lo spettatore diventa osservatore attivo di un fantomatico esperimento psichiatrico – l’Insane Situation Procedure – tra iniezioni placebo, Mozart, musica psy trance, bui e luci accecanti, scacchiere giganti, cubi di Rubik e dialoghi esistenziali, a tratti assurdi. Progressivamente, i protagonisti si rivelano nelle loro più intime fragilità, nel dolore delle loro psicosi, dei loro traumi conditi da elettroshock e solitudine. Lo spietato finale rivela infatti che l’unico modo per sopravvivere è circondarsi di relazioni e affetto.
La cura millimetrica della recitazione, l’attenta analisi psicologica dei personaggi e delle loro sfaccettature, rende le interpretazioni indimenticabili. Uno spettacolo inedito, dissacrante, a tratti shoccante, accolto da pubblico e critica con inaspettato entusiasmo
Recensioni
(…) GLI ESCLUSI – Insane Situation Procedure è uno spettacolo necessario. È un monito sul potere del teatro di scavare nelle pieghe più profonde dell’animo umano, restituendo dignità a figure dimenticate e invitandoci a riconoscere le nostre stesse esclusioni interiori. È un’esperienza che scuote, trasforma, lascia il pubblico con occhi nuovi e una rinnovata consapevolezza.
(…) Molti gli elementi che la regia (curata da Valentina Ghetti) riesce a far emergere dal testo: primo fra tutti il valore delle relazioni e la forza che deriva dallo stare insieme, dalla condivisione e dalla comprensione. La rappresentazione è un impietoso sguardo sui danni che la famiglia può provocare (con o senza intenzionalità) proponendo storie, non molto attuali, ma intrise di significati che non subiscono l’usura del tempo.
(…) In tutti si sente che sono delle menti decisamente eccezionali. E gli interpreti in scena riescono a renderne liricamente tutta la loro insolita bellezza. Si chiedono l’un l’altro da quale Paese vengono, loro da sempre esuli dalle loro origini. Ma attraverso il desiderio di raccontarsi, stimolato dalle diverse occasioni sensoriali ognuno scopre di non essere solo nella propria diversità ma anche parte di un tutto, di una comunità.
(…) L’esperimento INSANE SITUATION PROCEDURE che l’autrice, Roberta Calandra, ha concepito e che Valentina Ghetti con sapiente eleganza – anche nella scelta delle musiche – ha realizzato e diretto, è perfettamente riuscito.
(…) Il testo di Roberta Calandra, portato in scena al Teatro di Documenti di Roma, si avvale dell’adattamento e della regia di Valentina Ghetti, ed è un esperimento catartico che sgomenta il pubblico. (…) Dal punto di vista emotivo, Gli esclusi è una prova per tutti ed è anche una sorpresa.
(…) Assisteremo ad una terapia di gruppo dalle più disparate ed imprevedibili dinamiche attraverso una chiave che si ispira al teatro dell’assurdo. (…) Gli attori sono tutti tecnicamente preparati ad affrontare dei dialoghi talvolta assurdi, o a esibirsi in monologhi profondi e sofferti che esprimono sfoghi, litigi, crisi interiori esternate anche violentemente. Stessa cosa per la differenza di atteggiamento di ogni personaggio e per ogni tic nervoso che lo accompagna. (…) Ciliegina sulla torta: un inaspettato modernismo, una sorta di Rap Battle, tenzone poetica o micon dove i nostri, su una base rap, si raccontano alternandosi al microfono.
(…) Niente elettroshock, sia chiaro. I sintomi riguardano soprattutto la reazione alla musica e al rapporto con gli altri. Mettersi in relazione, poter dir la propria e raccontarsi, aprirsi davanti a chi non giudicherà perché conosce la stessa storia, variante più variante meno. Nonostante le raccomandazioni si smette però ben presto di guardarli con occhio clinico, anche solo per gioco. L’empatia prende il sopravvento, non si può mantenere il distacco dalla sofferenza in scena.
(…) Non c’è scampo, non si può rimanere inerti davanti un’opera tale, tanto densa è l’atmosfera che si crea, ascoltando le storie narrate dagli attori (…) Al testo già bellissimo si aggiunge la regia di Valentina Ghetti che rende l’opera ancora più densa di atmosfera (…)perché questo spettacolo tocca non solo le parti del corpo normalmente vigili, ma anche quelle inedite come la gola, lo stomaco (…).
(…) “Gli Esclusi. Insane Situation” è un racconto che prende vita per suscitare una riflessione collettiva, scritto e diretto per dare all’inclusione il suo valore più degno, non solo nella riaffermazione di un talento artistico ma in tutti i livelli della società. I sei attori recitano in stato di grazia, guidati da una regia e drammaturgia ricche di pathos e prive di retorica, una messa in scena dove ogni dettaglio ha trovato ricerca e cura.
(…) La regia così presente, anche ai bordi della scena e in camice bianco, di Valentina Ghetti, propone stimoli sensoriali che acutizzano i loro dolorosi trascorsi cercando persino di ricondurli, attraverso il gioco, attraverso la musica, attraverso il dialogo, verso una difficile catarsi. E al resto ci pensano loro, i magnifici interpreti testé menzionati, il cui transfert emotivo nei confronti dei rispettivi personaggi a tratti fa quasi paura.
(…) Uno spettacolo di forte impatto, sei figure si muovono in una stanza di un istituto psichiatrico, dove vetri immaginari separano lo spettatore, che osserva e valuta la follia reale o possibile dei sei protagonisti. In un susseguirsi di situazioni, ogni movimento, ogni suono, ogni oggetto impiegato, diviene una forma di sofferenza, di inquietudine o solo una forma di riscatto della loro esistenza. La narrazione è spietata, l’abito bianco è anonimo, quasi impersonale, i sei personaggi rivelano la loro identità mettendo a nudo il triste e tormentato rapporto familiare (…) restituendo ai protagonisti dignità, memoria ed una propria identità. Complimenti a tutti.
(…) La drammaturgia di Roberta Calandra già di per sé forte, potente e grondante umanità, si eleva a livelli ancora più alti e toccati per merito dell’attenta regia ed efficace adattamento compiuto da Valentina Ghetti. Gli Esclusi è un’esperienza totale, straziante, intensa, inedita che lo spettatore vive in simbiosi emotiva con i sei personaggi. Gli Esclusi è una visione consigliata, originale, audace, dura, spietata di cui c’era e c’è bisogno per ricordare che l’amore genitoriale non è affatto scontato e che i soldi e la fama raramente danno la felicità figurarsi la pace interiore.








































































