Conosci te stesso è molto più di uno spettacolo: è l’epilogo del primo Laboratorio Sublimante®, un percorso di recitazione e scrittura rivolto a persone comuni, non attori, finalizzato a trasformare un frammento della propria vita in un monologo teatrale da portare in scena.

Il risultato è una composizione teatrale costruita a partire da storie vere, raccontate dalle stesse persone che le hanno vissute, ma che non portano in scena sé stesse. A prendere vita sono infatti i Protagonisti Interiori: nuove maschere nate dalla fusione tra il proprio Sé e un alter ego analogico ispirati alla letteratura, alla mitologia, al teatro, al cinema o di pura immaginazione.

Ogni monologo è un vero e proprio cortometraggio teatrale, dove, per la prima volta, si diventa protagonisti sul palco della propria vita.

La drammaturgia e la regia di Valentina Ghetti trasfigurano l’esperienza autobiografica in un racconto universale, facendo emergere archetipi nei quali ogni spettatore può riconoscere una parte di sé.

I protagonisti di questa prima edizione provengono da ambiti professionali molto differenti: una sindacalista, un avvocato, una regista di backstage, un esperto di climatizzatori, un’educatrice d’infanzia e un amministratore di condomini.

Sul palco prendono forma un’Arianna contemporanea che perde il proprio Teseo per ritrovare sé stessa; un Edmond Dantès imprigionato nel  destino che scopre come la natura sia perfezione; un esperto di climatizzazione perseguitato da un freddo stocastico; un’Alice sospesa tra realtà e psichedelia chirurgica; una Lulù che attraversa le proprie età alla ricerca di un abbraccio e un Faust che, dopo aver trasformato la legge nella propria gabbia, sceglie di assaporare la libertà.

Sei, come i Sei personaggi in cerca d’autore di pirandelliana memoria che, come nella celebre opera, si ritrovano in un finale sospeso tra finzione e realtà, dove la sentenza arriva netta: senza conoscersi davvero, si cammina, un po’, al buio.

Conosci te stesso propone una riflessione sul teatro come luogo di conoscenza, dove il coraggio può trasformare il dolore in linguaggio artistico.

La messa in scena è essenziale. Al centro dello spazio domina un unico cubo bianco, simbolo della pietra da cui ripartire dopo la dissoluzione dell’ego. Il disegno luci e la musica sono parte integrante della drammaturgia, trasformando il palco nello spazio simbolico che accoglie le vite dei protagonisti.

L’intero impianto scenico converge verso la valorizzazione del protagonista: l’eroe che ha attraversato il proprio viaggio trasformativo e che, nell’atto finale, chiede semplicemente di essere visto. Perché ogni trasformazione acquista significato solo quando trova uno sguardo capace di riconoscerla.