SPETTACOLO SUBLIMANTE I
“CONOSCI TE STESSO” (2026)
regie teatrali
Con Alessandra Paolucci, Bruno Iaria, Giusy Balzani, Luca Raimondi, Sabrina Milea, Walter Virga
ELEMENTO SCENOGRAFICO: Giulia Bornacin
FOTO LOCANDINA: Bruno Albi Marini
COSTUMI: Valentina Ciaralli
FOTO DI SCENA: Matteo Nardone
TECNICO E REEL: Marco Prato
DISEGNO LUCI E MUSICHE: a cura di Valentina Ghetti
UFFICIO STAMPA: Federica Guidozzi
FOTO BACKSTAGE: D’Onofrio Michele
Il primo spettacolo in cui persone comuni portano in scena la propria vita.
Lo Spettacolo
Conosci te stesso è molto più di uno spettacolo: è l’epilogo del primo Laboratorio Sublimante®, un percorso di recitazione e scrittura rivolto a persone comuni, non attori, finalizzato a trasformare un frammento della propria vita in un monologo teatrale da portare in scena.
Il risultato è una composizione teatrale costruita a partire da storie vere, raccontate dalle stesse persone che le hanno vissute, ma che non portano in scena sé stesse. A prendere vita sono infatti i Protagonisti Interiori: nuove maschere nate dalla fusione tra il proprio Sé e un alter ego analogico ispirati alla letteratura, alla mitologia, al teatro, al cinema o di pura immaginazione.
Ogni monologo è un vero e proprio cortometraggio teatrale, dove, per la prima volta, si diventa protagonisti sul palco della propria vita.
La drammaturgia e la regia di Valentina Ghetti trasfigurano l’esperienza autobiografica in un racconto universale, facendo emergere archetipi nei quali ogni spettatore può riconoscere una parte di sé.
I protagonisti di questa prima edizione provengono da ambiti professionali molto differenti: una sindacalista, un avvocato, una regista di backstage, un esperto di climatizzatori, un’educatrice d’infanzia e un amministratore di condomini.
Sul palco prendono forma un’Arianna contemporanea che perde il proprio Teseo per ritrovare sé stessa; un Edmond Dantès imprigionato nel destino che scopre come la natura sia perfezione; un esperto di climatizzazione perseguitato da un freddo stocastico; un’Alice sospesa tra realtà e psichedelia chirurgica; una Lulù che attraversa le proprie età alla ricerca di un abbraccio e un Faust che, dopo aver trasformato la legge nella propria gabbia, sceglie di assaporare la libertà.
Sei, come i Sei personaggi in cerca d’autore di pirandelliana memoria che, come nella celebre opera, si ritrovano in un finale sospeso tra finzione e realtà, dove la sentenza arriva netta: senza conoscersi davvero, si cammina, un po’, al buio.
Conosci te stesso propone una riflessione sul teatro come luogo di conoscenza, dove il coraggio può trasformare il dolore in linguaggio artistico.
La messa in scena è essenziale. Al centro dello spazio domina un unico cubo bianco, simbolo della pietra da cui ripartire dopo la dissoluzione dell’ego. Il disegno luci e la musica sono parte integrante della drammaturgia, trasformando il palco nello spazio simbolico che accoglie le vite dei protagonisti.
L’intero impianto scenico converge verso la valorizzazione del protagonista: l’eroe che ha attraversato il proprio viaggio trasformativo e che, nell’atto finale, chiede semplicemente di essere visto. Perché ogni trasformazione acquista significato solo quando trova uno sguardo capace di riconoscerla.
Recensioni
Gli Esclusi - Insane Situation Procedure (2024)
regie teatrali
Con Caterina Gramaglia, Luca Di Giovanni, Leonardo Zarra, Alessio De Persio, Camilla Ferranti, Dario Masciello
Adattamento e Regia Valentina Ghetti
Drammaturgia originale di Roberta Calandra
Luci: Paolo Orlandelli
Fotografie Beniamino Finocchiaro
Costumi e musiche a cure di Valentina Ghetti
Prodotto in collaborazione con Centro Culturale Mobilità delle Arti, Roberto D’Alessandro e Obiettivo Roma
Novembre 2024, TEATRO DI DOCUMENTI, Roma
Conferenza stampa Patrocinata dall’Usl Roma1 presso l’ex istituto psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma.
Sei figli di personaggi illustri dimenticati dalla storia, sei vite legate dallo stesso triste destino: terminare i propri giorni in un manicomio. Un fantomatico esperimento psichiatrico svela il volto dell’esclusione.
Lo Spettacolo
Il mondo si fonda sull’equilibrio degli opposti. Ed è proprio da questo principio che nasce la riflessione su certi sistemi familiari, in cui una figura maschile di potere, carisma e forza non può esistere senza il suo contraltare: un emarginato. Un figlio dimenticato, spesso considerato diverso, problematico, tanto da finire inevitabilmente chiuso in un manicomio.
In un misterioso stanzone anonimo, sei giovani protagonisti si incontrano in un esperimento dai connotati inquietanti che li vede combattere per affermare la propria identità distrutta dalla storia. Scopriremo che tutti e sei sono realmente esistiti e sono figli di famiglie illustri, schiacciati psicologicamente da esigenze di potere politico o culturale: Rosemary Kennedy, Lucia Joyce, Benito Albino Mussolini, Aldo Togliatti, Giorgio Agnelli, Eduard Einstein. Il destino comune rivela una dinamica ben più profonda e universale: laddove il potere si manifesta, sorge l’esclusione.
L’ idea di regia e dell’adattamento prendono le distanze dal testo originale (pubblicato nella raccolta “Buffonate senza corte”, dalla casa Editrice Zona Contemporanea), partendo dallo spunto di un noto esperimento scientifico: la “Strange Situation Procedure” della celebre psicologa Mary Ainsworth, che valuta il sistema d’ attaccamento dei bambini attraverso stimolazioni e osservazioni esterne. Durante lo spettacolo, lo spettatore diventa osservatore attivo di un fantomatico esperimento psichiatrico – l’Insane Situation Procedure – tra iniezioni placebo, Mozart, musica psy trance, bui e luci accecanti, scacchiere giganti, cubi di Rubik e dialoghi esistenziali, a tratti assurdi. Progressivamente, i protagonisti si rivelano nelle loro più intime fragilità, nel dolore delle loro psicosi, dei loro traumi conditi da elettroshock e solitudine. Lo spietato finale rivela infatti che l’unico modo per sopravvivere è circondarsi di relazioni e affetto.
La cura millimetrica della recitazione, l’attenta analisi psicologica dei personaggi e delle loro sfaccettature, rende le interpretazioni indimenticabili. Uno spettacolo inedito, dissacrante, a tratti shoccante, accolto da pubblico e critica con inaspettato entusiasmo
Recensioni
(…) GLI ESCLUSI – Insane Situation Procedure è uno spettacolo necessario. È un monito sul potere del teatro di scavare nelle pieghe più profonde dell’animo umano, restituendo dignità a figure dimenticate e invitandoci a riconoscere le nostre stesse esclusioni interiori. È un’esperienza che scuote, trasforma, lascia il pubblico con occhi nuovi e una rinnovata consapevolezza.
(…) Molti gli elementi che la regia (curata da Valentina Ghetti) riesce a far emergere dal testo: primo fra tutti il valore delle relazioni e la forza che deriva dallo stare insieme, dalla condivisione e dalla comprensione. La rappresentazione è un impietoso sguardo sui danni che la famiglia può provocare (con o senza intenzionalità) proponendo storie, non molto attuali, ma intrise di significati che non subiscono l’usura del tempo.
(…) In tutti si sente che sono delle menti decisamente eccezionali. E gli interpreti in scena riescono a renderne liricamente tutta la loro insolita bellezza. Si chiedono l’un l’altro da quale Paese vengono, loro da sempre esuli dalle loro origini. Ma attraverso il desiderio di raccontarsi, stimolato dalle diverse occasioni sensoriali ognuno scopre di non essere solo nella propria diversità ma anche parte di un tutto, di una comunità.
(…) L’esperimento INSANE SITUATION PROCEDURE che l’autrice, Roberta Calandra, ha concepito e che Valentina Ghetti con sapiente eleganza – anche nella scelta delle musiche – ha realizzato e diretto, è perfettamente riuscito.
(…) Il testo di Roberta Calandra, portato in scena al Teatro di Documenti di Roma, si avvale dell’adattamento e della regia di Valentina Ghetti, ed è un esperimento catartico che sgomenta il pubblico. (…) Dal punto di vista emotivo, Gli esclusi è una prova per tutti ed è anche una sorpresa.
(…) Assisteremo ad una terapia di gruppo dalle più disparate ed imprevedibili dinamiche attraverso una chiave che si ispira al teatro dell’assurdo. (…) Gli attori sono tutti tecnicamente preparati ad affrontare dei dialoghi talvolta assurdi, o a esibirsi in monologhi profondi e sofferti che esprimono sfoghi, litigi, crisi interiori esternate anche violentemente. Stessa cosa per la differenza di atteggiamento di ogni personaggio e per ogni tic nervoso che lo accompagna. (…) Ciliegina sulla torta: un inaspettato modernismo, una sorta di Rap Battle, tenzone poetica o micon dove i nostri, su una base rap, si raccontano alternandosi al microfono.
(…) Niente elettroshock, sia chiaro. I sintomi riguardano soprattutto la reazione alla musica e al rapporto con gli altri. Mettersi in relazione, poter dir la propria e raccontarsi, aprirsi davanti a chi non giudicherà perché conosce la stessa storia, variante più variante meno. Nonostante le raccomandazioni si smette però ben presto di guardarli con occhio clinico, anche solo per gioco. L’empatia prende il sopravvento, non si può mantenere il distacco dalla sofferenza in scena.
(…) Non c’è scampo, non si può rimanere inerti davanti un’opera tale, tanto densa è l’atmosfera che si crea, ascoltando le storie narrate dagli attori (…) Al testo già bellissimo si aggiunge la regia di Valentina Ghetti che rende l’opera ancora più densa di atmosfera (…)perché questo spettacolo tocca non solo le parti del corpo normalmente vigili, ma anche quelle inedite come la gola, lo stomaco (…).
(…) “Gli Esclusi. Insane Situation” è un racconto che prende vita per suscitare una riflessione collettiva, scritto e diretto per dare all’inclusione il suo valore più degno, non solo nella riaffermazione di un talento artistico ma in tutti i livelli della società. I sei attori recitano in stato di grazia, guidati da una regia e drammaturgia ricche di pathos e prive di retorica, una messa in scena dove ogni dettaglio ha trovato ricerca e cura.
(…) La regia così presente, anche ai bordi della scena e in camice bianco, di Valentina Ghetti, propone stimoli sensoriali che acutizzano i loro dolorosi trascorsi cercando persino di ricondurli, attraverso il gioco, attraverso la musica, attraverso il dialogo, verso una difficile catarsi. E al resto ci pensano loro, i magnifici interpreti testé menzionati, il cui transfert emotivo nei confronti dei rispettivi personaggi a tratti fa quasi paura.
(…) Uno spettacolo di forte impatto, sei figure si muovono in una stanza di un istituto psichiatrico, dove vetri immaginari separano lo spettatore, che osserva e valuta la follia reale o possibile dei sei protagonisti. In un susseguirsi di situazioni, ogni movimento, ogni suono, ogni oggetto impiegato, diviene una forma di sofferenza, di inquietudine o solo una forma di riscatto della loro esistenza. La narrazione è spietata, l’abito bianco è anonimo, quasi impersonale, i sei personaggi rivelano la loro identità mettendo a nudo il triste e tormentato rapporto familiare (…) restituendo ai protagonisti dignità, memoria ed una propria identità. Complimenti a tutti.
(…) La drammaturgia di Roberta Calandra già di per sé forte, potente e grondante umanità, si eleva a livelli ancora più alti e toccati per merito dell’attenta regia ed efficace adattamento compiuto da Valentina Ghetti. Gli Esclusi è un’esperienza totale, straziante, intensa, inedita che lo spettatore vive in simbiosi emotiva con i sei personaggi. Gli Esclusi è una visione consigliata, originale, audace, dura, spietata di cui c’era e c’è bisogno per ricordare che l’amore genitoriale non è affatto scontato e che i soldi e la fama raramente danno la felicità figurarsi la pace interiore.
L’IMPERATRICE, NIKI DE SAINT PHALLE (2024)
regie teatrali
Di Roberta Calandra
Con Caterina Gramaglia
Regia Di Valentina Ghetti
Luci: Valentina Ghetti
Costumi: Valentina Ghetti
Musiche A Cura Di Valentina Ghetti
Marzo 2024, Teatro Binario7 di Monza, giugno 2024 Anfiteatro romani di Luni(Sp), dicembre 2024 teatro Marchionneschi di Guardistallo(Pi), marzo 2025 Castello Caetani di Fondi (LT), giugno 2025 Porto Venere
Prodotto con il sostegno dell Ass. Culturale Minerva e Elisa Bertogli
L’incredibile vita di Niki de Saint Phalle diventa un viaggio iniziatico scandito dagli Arcani maggiori, dove l’arte sublima il dolore e trasforma la consapevolezza.
Lo Spettacolo
L’imperatrice è un omaggio all’incredibile artista Niki de Saint Phalle, autrice di innumerevoli pitture e sculture e resa immortale per l’ideazione del Giardino dei Tarocchi. Di ricca famiglia francese trasferitasi negli Stati Uniti, Niki conosce l’orrore ben presto subendo abusi sessuali da parte del padre fino al matrimonio con il giovane Mattew Harris. Borghese e intellettuale, l’uomo permette a Niki di esplorare il suo talento ad una condizione: la degenza in ospedale psichiatrico. Dopo elettroshock e insulina, Niki esce dalla clinica, divorzia, si innamora di Jean Tinguely, avvia la carriera di modella ma soprattutto scopre la sublimazione del dolore attraverso l’arte. Niki si ribella, spara con i colori alle sue stesse opere, Niki costruisce Nanas sempre più grandi, Niki sogna serpenti e un giardino incantato nel cuore della Maremma. Niki diventa una star internazionale. Niki si ammala di artrite reumatoide e resta sola ma contempla ciò che ha creato perché “L’arte è vita, è liberazione”.
Lo spettacolo, che debuttò con la regia di Mariano Lamberti nel 2021, vede in scena una sola attrice, Caterina Gramaglia, il cui talento riempie lo spazio scenico in un caleidoscopio di tante Niki quanti i momenti della sua vita, scanditi attraverso i 22 arcani maggiori e le sculture monumentali che l’hanno resa celebre.
In questa nuova veste registica, l’Imperatrice, diventa un vero e proprio viaggio iniziatico, simbolico, scandito dai suoni dei quattro elementi, denso di colori, argilla, zolfo. Le musiche sono un omaggio a tutte le più celebri cantanti del nostro secolo, con brani che vanno dal 1930 fino al 2002, esattamente come la vita di Niki. Uno spettacolo che commuove e diverte il pubblico con un’interpretazione potente e a forte impatto emotivo adatta anche ad allestimenti in spazi all’aperto.
Recensioni
Quasi Papa (2025)
regie teatrali
Di Andrea Cirino
con FRANCO OPPINI, Eleonora Puglia, Marco Giustini, Riccardo Graziosi, Antonio Coppola.
REGIA di VALENTINA GHETTI
Costumi e musiche a cura di Valentina Ghetti
Disegno Luci di Valentina Ghetti
Tecnico Luci Christian Vassallo
Foto di Giuseppe Alizzi
LIBERAMENTE ISPIRATO A QUASI PAPA DI Andrea Cirino
Un racconto di formazione sospeso tra fede e ricerca di sé. La vita di Andrea, da giovane seminarista a Vescovo, tra luci e ombre di quasi mezzo secolo di Conclavi.
Lo Spettacolo
Quasi Papa nasce come romanzo di Andrea Cirino e si trasforma, nella sua versione scenica, in un viaggio intimo e collettivo al tempo stesso. È la storia di Andrea, un giovane seminarista siciliano con una vocazione pura e ardente che, lasciata la propria terra, approda a Roma per inseguire una carriera ecclesiastica, complice un forte idealismo giovanile. La sua parabola personale finisce per intrecciarsi con cinquant’anni di storia italiana e vaticana, fino a lambire le soglie del sogno più alto: diventare Papa. Ma solo “quasi”.
L’adattamento teatrale vuole essere una riflessione amara e lucida sul senso profondo della vita, sul prezzo della libertà, sulle contraddizioni tra vocazione e potere. Sul palcoscenico, come in un prisma dalle molteplici facce, verità e illusioni, fede e politica, si specchiano nella vicenda del protagonista e nelle figure che incontra: papi come Roncalli e Ratzinger, personaggi verosimili o fittizi del mondo curiale, il fratello Giuseppe, la bella e malinconica Matilde… presenze simboliche che incarnano la tensione tra spiritualità e ambizione.
La scelta registica parte dall’attore stesso, in una forma essenziale e quasi grottesca: la vestizione dei personaggi avviene spesso a vista, come a smascherare la farsa della vita, i ruoli che indossiamo e che ci vengono imposti. L’uso potente di luci e ombre diventa un linguaggio costante, un contrappunto visivo che accompagna il percorso del protagonista insieme a una ricerca sonora particolare, capace di attraversare i decenni e di far risuonare i cambiamenti storici e interiori.
Una messinscena che rende ancora più forte non solo la scelta di un uomo, ma il continuo confronto tra l’anelito alla grandezza e il peso inevitabile della fragilità umana.
LO SPETTACOLO HA DEBUTATTO A GENNAIO 2024 PRESSO IL TEATRO PRANDELLO DI AGRIGENTO, DESTINATO AD UN PUBBLICO DI GIOVANI E ADOLESCENTI. HA AFFRONTATO LA SFIDA DI RENDERE ACCESSIBILE E AVVINCENTE UNA TEMATICA DISTANTE ALLE NUOVE GENERAZIONI E OTTENUTO SUCCESSO DI PUBBLICO E CRITICA.
Doppio Stupro - L'Odore della Giustizia (2024)
regie teatrali
Con Luigi Di Majo, Veronica Rega, Roberto Iannone, Elena Cianni, Daniele Gatti, Lucandrea Martinelli
Regia Di Francesco Bellomo e Valentina Ghetti
Drammaturgia di Paolo Logli
Gennaio 2024 Teatro Pirandello, Agrigento e Marzo 2024 Teatro Delle Maschere, Roma
Produzione: Virginy L’isola Trovata
Molte vittime, paralizzate dalla paura, non reagiscono. Non oppongono resistenza, il loro corpo si blocca. Durante un processo per stupro, l ’assenza della lotta può essere interpretata come consenso. Ma chi può stabilire davvero cosa sia accaduto? Se la vittima ha detto sì o è rimasta in silenzio perché terrorizzata?
Lo Spettacolo
Doppio stupro – L’odore della giustizia è uno spettacolo pensato per un pubblico liceale, ma non per questo si piega al buonismo o alla semplificazione. All’interno di un’ala del tribunale si consuma il giorno della sentenza di un processo ambiguo che ha come protagonisti Silvana Ravalli e Antonio Parolo, due giovani provenienti da un piccolo paese dove le voci corrono più veloci dei fatti. Lei è una ragazza appariscente e libera, lui un ragazzo come tanti. Lei denuncia uno stupro, lui sostiene che lei fosse consenziente. Il consenso, però, è sfumato, difficile da definire, e la giustizia è chiamata a decidere. La narrazione si muove su due livelli: quello processuale, dove due avvocati e due imputati si sfidano in aula, e quello umano, intimo, dove toghe e maschere cadono e restano i corpi, le esitazioni, i conflitti interiori.
La regia è essenziale, calibrata, capace di evocare – attraverso un uso sapiente della musica – un’atmosfera quasi cinematografica. Tra le pieghe del racconto si insinua il sapore di un poliziesco anni ’80, dal fascino rétro, che amplifica il contrasto con la tematica feroce e attuale. La figura del giudice, interpretata da Luigi Di Majo, è un brillante incontro, a tratti grottesco, tra lentezza senile e lucida crudeltà. La sua sentenza spiazza il pubblico e lascia un senso di inquietudine dall’ acre odore. A impreziosire la scena, la musica dal vivo del musicista e attore Daniele Gatti, che per lo spettacolo ha composto un brano originale.
7 Psicosi (2019)
regie teatrali
Con Martina Palmitesta
Scritto e diretto da Valentina Ghetti
Costumi di Valentina Carcupino
Scenografie di Barbara Segulin
E le straordinarie musiche di Gabriele Policardo
Foto di Matteo Nardone
Dicembre 2019, Teatrosophia, di Roma
Prodotto con il sostegno di Ishtar di E. Casalino
Sette psicosi, sette enigmi, un quiz dove il pubblico diventa parte del gioco e della diagnosi.
Lo Spettacolo
Con la sua cornice di quiz televisivo anni ’90, lo spettacolo è un chiaro omaggio alla liturgia catodica di Mike Bongiorno, ma l’illusione del gioco si spezza rapidamente per lasciare spazio a un viaggio visionario nelle pieghe più oscure e affascinanti della mente dove la vittoria sarà una profonda riflessione sul senso della vita.
Sette buste custodiscono altrettanti enigmi, sette psicosi da esplorare e comprendere. A sorte vengono scelti sette spettatori/concorrenti: il gioco comincia, ma il confine tra palco e platea si dissolve. Il pubblico intero viene traghettato in sette quadri scenici, sette colori dell’anima, sette sintomi del nostro tempo: schizofrenia, disturbi alimentari, disturbo borderline di personalità, depressione, sindrome del controllo, ossessione per l’apparire, narcisismo patologico.
La scena è abitata da una sola attrice – Martina Palmitessa (Me contro te -Viperiana, Il quaderno nero dell’amore) – che si fa corpo multiplo, interprete delle sette figure frammentate. La sua metamorfosi dà vita a un racconto emotivo e pulsante dove dramma e ironia sono sapientemente mescolati.
Lo spettacolo, grazie al suo delicato aspetto immersivo, alla profondità psicologica della scrittura e alle musiche emozionali di Gabriele Policardo è una vera e propria esperienza trasformativa che conduce gli spettatori fino alla vittoria del game, dove la diagnosi lascia spazio all’empatia poiché “gli enigmi” (esistenziali) non trovano una sola risposta. L’autrice, ribaltando il punto di vista, si spinge a mostrare le psicosi non come patologie vere e proprie, ma come “tratti” alternativi della personalità.











































































































































































































































































